La Notte dei Ricercatori

Anche quest’anno abbiamo celebrato la Notte Europea dei Ricercatori. Quest’anno, nella mia nuova veste di delegato per comunicazione scientifica, ho organizzato, oltre agli ormai classici seminari mattutini per le scuole, la proiezione dei film “A spasso con i dinosauri” e “Smetto quando voglio”.

Dopo il primo film il Prof. Raffaele Sardella, paleontologo di Sapienza, ha risposto alle numerose domande dei bambini presenti. È stato un bel momento: i bambini non hanno paura di fare doSardella risponde alle domande dei bambinimande come gli adulti. Sardella ha spiegato che l’Italia è ricca di giacimenti importanti di reperti fossili e geologici, di grande importanza e da visitare, ma pochi li conoscono. Paradossalmente all’estero questi siti sono molto più conosciuti che in Italia. Anche da qui si dovrebbe ripartire: è quanto mai importante far conoscere il patrimonio del nostro Paese, non solo in termini storico-artistici, ma anche naturalistici e scientifici. E per farlo occorre coinvolgere i più giovani.

Dopo il film i bambini hanno potuto incontrare i ricercatori e partecipare in prima persona a esperimenti di fisica e di chimica. Gli animatori sono stati bravissimi a coinvolgerli, e loro non si sono fatti pregare troppo!

Esperimenti di chimica
Esperimenti di chimica
Esperimenti di fisica
Esperimenti di fisica

“Smetto quando voglio” ci ha offerto numerosi spunti di riflessione. Il primo è che i laureati italiani sono i migliori in ogni campo e sanno fare bene qualunque cosa: perfino i criminali! Erano nostri ospiti Arianna Montanari, biologa e ricercatrice di Sapienza, Luca Moci, matematico ricercatore a Parigi, Alina Ciammaichella, chimico che lavora per un’industria farmaceutica e Michele Bergantino, fisico che si occupa di analisi di rischi finanziari. Avevamo insomma un ampio spettro di opportunità lavorative: da quelle più ovvie a quelle meno.

Interessanti i confronti tra Italia e l’estero che hanno fatto Luca Moci e Michele Bergantino. È vero che anche all’estero molti giovani ricercatori sono a tempo determinato, ma il senso di precarietà non è lo stesso perché, come ha detto Moci, la possibilità di rinnovare il contratto o di trovarne un altro dipende quasi esclusivamente dalla propria bravura e non, come da noi, dalla congiuntura politico-economica, da come si sveglia il Ministro o dal caso. Ogni anno in Francia ci sono concorsi pubblici destinati ad assumere ricercatori a tempo indeterminato e si può programmare una possibile carriera, mentre in Italia non si fanno concorsi anche per dieci anni, per poi fare un’infornata massiccia: chi c’è c’è.

Trovare un lavoro appena fuori da quelli standard, poi, in Italia è quasi impossibile. Il reclutamento si fa solo attraverso canali consolidati e le resistenDSC_0231ze al cambiamento sono enormi. A Londra è normale assumere un fisico per fare analisi finanziarie: gli imprenditori d’oltremanica si rendono ben conto che l’apporto che può dare personale con competenze nuove e motivato può fare la differenza rispetto alla concorrenza.

Questa mentalità non si cambia con le leggi, ahimé. È necessaria una vera e propria rivoluzione culturale che si potrà avere solo se sapremo convincere i giovani a intraprendere carriere diversificate e innovative. Come sempre noi siamo impegnati in quest’attività e per fortuna attorno a me vedo ancora molti giovani motivati e volenterosi. Ce la possiamo fare, è vero, ma almeno non metteteci i bastoni tra le ruote!

 

 

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