Il Programma della Maker Faire di Roma

Il prossimo fine settimana, a Roma, ci sarà uno degli eventi più importanti al mondo per l’innovazione tecnologica: la Maker Faire. Grazie al movimento dei maker siamo forse all’alba di una nuova rivoluzione industriale.

Ieri sera Massimo Banzi, l’inventore di Arduino, è stato ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” (prima era stato ospite di Obama alla Casa Bianca, perché anche se in Italia non lo conosce nessuno, Banzi è una star oltreoceano). Nel suo discorso ha detto una frase che anch’io avevo pronunciato in occasione dello Scratch Day dello scorso maggio: “se insegniamo ai nostri bambini a programmare, possiamo partecipare alla programmazione del futuro invece che subirlo”.

Alla Maker Faire ci sarò anch’io con il mio progetto dell’ARC: in effetti quello di ARC è stato uno dei primi progetti sottomessi per la mostra (infatti porta il numero 36, su circa un migliaio di progetti). All’indirizzo http://www.makerfairerome.eu/project/the-arc-36/ potete vedere i dettagli. E ci saranno anche i progetti di Sapienza che ho contribuito a selezionare tra quelli proposti dagli studenti (sono stato nominato nella commissione per la selezione).

Mi è anche stato chiesto di tenere un light talk, della durata di 30 minuti circa, sull’intreccio tra ricerca scientifica, interessi personali, didattica e innovazione e di come l’una influenzi l’altra. Il light talk è previsto per sabato alle 13:00.

Non si può non osservare che anche Scratch è massicciamente presente alla Maker Faire: lo proposi per la prima volta alla Scuola Oberdan due anni fa e l’anno scorso alla Scuola Franceschi (entrambe a Roma Monteverde) e, dal momento che del progetto erano tutti entusiasti, credo proprio che si rifarà anche quest’anno (mi hanno già annunciato che vogliono convocarmi per parlarne).

Sono contento! Sembra che finora abbia individuato molto presto (e fortemente supportato) tutte le tecnologie più innovative e rivoluzionarie di successo: partendo da Linux, e dalla filosofia dell’Open Source, per poi passare a Scratch e ad Arduino. In un certo senso anch’io sto contribuendo alla nuova rivoluzione industriale, no?

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