La Maker Faire 2014 a Roma

La Maker Faire del 2014, ospitata a Roma dal 3 al 5 ottobre, si è conclusa ed è stato un successo strepitoso e inimmaginabile: 100.000 visitatori (avete letto bene: centomila) nei tre giorni di fiera.

Io ero lì in doppia veste di maker e di rappresentante di Sapienza. Come maker ho esposto il mio ARC, il dispositivo che ho costruito con un Arduino e una scheda GSM che mi permette di avviare la lavatrice (o qualunque altro elettrodomestico) da un qualunque telefono.

L’esperienza della Maker Faire mi ha fatto capire quanto sia distorta la percezione che ha la maggior parte delle persone relativamente alla tecnologia. Il mio ARC, infatti, funziona in modo semplicissimo: si usa come se fosse una ciabatta. Per attivare DSC_0290l’erogazione di corrente basta fare una telefonata. Alla telefonata successiva l’erogazione di corrente s’interrompe. Quando cominciavo la mia spiegazione, i visitatori spesso mi anticipavano ipotizzando che il comando di start si dovesse dare attraverso un SMS o per mezzo di un’App, oppure che occorresse collegarlo alla rete WiFi. Nessuno pensava che bastasse una comune chiamata vocale per farlo funzionare. L’espressione che si disegnava sui loro volti quando se ne rendevano conto era bellissima: un misto d’incredulità e di ammirazione per una trovata che evidentemente consideravano geniale, ma che io pensavo fosse ovvia.

L’altra cosa che ho imparato è che il marketing è importante! Il primo giorno di esposizione il numero di persone che si è avvicinata per chiedere spiegazioni è stato alto, ma sopportabile. Per dimostrare il funzionamento dell’ARC gli avevo collegato una lampada che evidentemente non destava particolare interesse. Il giorno successivo ho messo davanti la lampada l’immagine stampata di una lavatrice, cui avevo praticato un buco in corrispondenza dell’oblò da cui si vedeva la luce della lampada quand’era accesa. Beh, l’immagine della lavatrice ha fatto sì che praticamente tutte le signore si avvicinassero al banco incuriosite ;-). Non ho più avuto il tempo nemmeno per un caffè. Per fortuna i miei vicini di banco erano in due e uno di loro mi ha procurato qualcosa da mangiare e da bere. E dopo la spiegazione, se avessi avuto diversi esemplari dell’ARC, almeno un centinaio l’avrei venduto!

Per Sapienza, oltre alla premiazione degli studenti che hanno partecipato al bando per esporre i loro prodotti, ho tenuto un light talk, nel quale discutevo il circolo virtuoso che s’innesca quando la ricerca scientifica risolve problemi personali, che forniscono lo spunto per una didattica innovativa, che a sua volta permette di formare studenti che si possono dedicare alla ricerca con profitto.

Ho cominciato il talk definendo il maker. L’essere un maker non è un titolo, ho detto, né tantomeno un mestiere: è un’attitudine! Un maker ai distingue da un artigiano perché nell’essere maker è connaturata la tendenza a condividere con gli altri il proprio sapere. Un artigiano fa il suo lavoro e si fa pagare. Un maker, invece, fa il suo lavoro, si fa pagare e vi spiega come rifare il lavoro da soli la prossima volta. Sarete voi a scegliere se all’occorrenza se avvalervi nuovamente della sua opera o meno. In definitiva, l’artigiano campa all’ignoranza altrui, il maker sulla competenza propria.

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