Una nuova particella

È di ieri la notizia che la collaborazione LHCb al CERN ha scoperto una nuova particella, che è stata battezzata Ξ++cc. La nuova particella ha una massa pari a 3621 MeV (circa 3.6 volte più pesante di un protone).

La particella in questione è prevista dal Modello Standard: si tratta di un barione (cioè di una particella fatta di tre quark) di carica elettrica pari a due volte quella del protone (l’apice ++ indica proprio questo) e con due cariche di charm (che sono quelle indicate nel pedice cc). Questo barione è uno stato legato di un quark up (u) e due quark charm (c).

Sappiamo che i quark sono 6: i quark up (u), charm (c) e top (t) hanno carica elettrica pari a 2/3 quella del protone, mentre i quark down (d), strange (s) e bottom (b) hanno carica elettrica pari a -1/3 quella del protone. I barioni sono combinazioni di tre quark. In linea di principio dunque ci aspettiamo che esistano tante particelle di questo tipo quante sono le possibili combinazioni con ripetizioni di tre quark, cioè 56. La combinazione ucc è una di queste. Il protone, ad esempio, è un barione formato dalla combinazione di due quark u e da un quark d, mentre il neutrone è costituito di due quark d e di un quark u.

In realtà non tutte le combinazioni sono effettivamente osservabili, per vari motivi. Le combinazioni che includono almeno un quark t, ad esempio, non si formano perché questo quark ha una vita media così breve da impedire la formazione di stati legati. Combinazioni come quella osservata a LHCb sono rare perché la probabilità che si formino è molto bassa. Finora, infatti, nessuno era mai riuscito a vedere una simile particella.

Sui giornali si legge che i quark di cui è formata questa particella si comporterebbero come pianeti in orbita attorno a un minuscolo Sole, ma questo non è vero. I quark sono particelle elementari che si comportano secondo quanto previsto dalla meccanica quantistica. Non possiamo immaginarli come palline che ruotano attorno a un punto: la maniera più corretta di immaginare come sia fatta questa particella è di pensare a ogni quark come una specie di bolla di gas, più denso in certi punti e meno denso in altri. Questa bolla può intersecarsi con un’altra bolla che rappresenta un altro quark e così i tre quark si compenetrano l’uno nell’altro occupando lo stesso volume.

L’affermazione è probabilmente dovuta a quanto dichiarato da Guy Wilkinson, ex portavoce della collaborazione, che ha detto “In contrast to other baryons, in which the three quarks perform an elaborate dance around each other, a doubly heavy baryon is expected to act like a planetary system, where the two heavy quarks play the role of heavy stars orbiting one around the other, with the lighter quark orbiting around this binary system”. Ciò che intendeva Wilkinson era che la Ξ++cc è interessante perché, rispetto a un protone o a un neutrone, contiene due quark pesanti c. Di conseguenza può fornire indicazioni ulteriori rispetto a questi sul funzionamento delle forze che tengono insieme il sistema, analogamente a quanto avviene nella gravitazione: lo studio di pianeti leggeri che orbitano attorno a un Sole pesante fornisce informazioni complementari a quelle prodotte dallo studio di un sistema composto da più Soli pesanti che orbitano attorno a un pianeta leggero.

Si legge anche che questa scoperta permetterà di capire meglio il funzionamento delle forze che tengono insieme i nuclei atomici, come affermato dall’attuale portavoce Giovanni Passaleva. L’attuale teoria infatti spiega benissimo l’esistenza di questa particella, ma solo in maniera qualitativa. Nessun fisico è capace di calcolare con buona precisione l’intensità delle forze che si manifestano tra i quark. Lo studio di stati esotici come questo potrebbe consentire di capire meglio il funzionamento di queste interazioni perché nel caso di particelle come queste le interazioni tra i quark sono più deboli rispetto a quelle che si manifestano all’interno di altri barioni più comuni come i protoni o i neutroni. Se l’interazione è più debole è più facile fare i conti e il confronto tra teoria ed esperimento è più immediato.

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