Un aggiornamento sulla mortalità del COVID19

L’utente @tonini_stef di Twitter (Stefano Tonini), che ringrazio, mi ha segnalato l’uscita del rapporto ISTAT sulla mortalità nel primo trimestre del 2020. Il rapporto si basa sui dati provenienti dagli uffici anagrafe di molti piú comuni rispetto a quelli usati dal SiSMG ed è pertanto piu attendibile.

Il rapporto rivela che il 91% dell’eccesso di mortalità si concentra nei comuni ad alta diffusione dell’epidemia, nei quali si è passati dai 26218 morti attesi a 49351, con un incremento di 23133 unità. Nelle aree a media diffusione si passa da una mortalità attesa di 17317 a 19743 morti, con un incremento di 2426. Nei comuni a bassa diffusione della malattia il numero dei morti complessivi è diminuito dell’1.8%, segno che in queste zone gli effetti del COVID-19 non sono statisticamente significativi. Si passa, infatti, da 22057 decessi attesi a 21852 effettivi. Tutti questi numeri hanno un’incertezza che si può stimare come la radice del numero stesso, perché seguono la statistica di Poisson. L’incertezza della differenza tra due numeri invece si ottiene sommando i numeri ed estraendo la radice del risultato. Per esempio, il numero totale di decessi attesi è di 65592 \pm\sqrt{65592}=65592\pm 260, quello degli effettivi 90946\pm 300 e la differenza è 25354\pm 400.

Nella tabella che segue riportiamo sinteticamente i dati relativi a decessi attesi, decessi effettivi, differenza tra questi e relative incertezze per le tre aree (approssimate, come d’uso, a due sole cifre significative).

Regioneattesaeffettivodifferenza
Alta diffusione26218±16049351±22023133±270
Media diffusione17317±13019743±1402426±190
Bassa diffusione22057±15021852±150-205±210
Totale65592±26090946±30025354±400

Dalla tabella si vede bene che il numero delle aree a bassa diffusione del virus è compatibile con zero (in sostanza il virus non ha modificato la mortalità di quella regione).

Dai dati del SiSMG del precedente post sull’argomento, meno precisi e i cui numeri si ricava esclusivamente dal grafico pubblicato, si evince che in media ci si attendono, nel periodo considerato, circa 23390 decessi nelle regioni del Nord Italia che grosso modo coincidono con quelle in cui virus è piú diffuso. Questo numero si ottiene sommando i valori medi di mortalità giornaliera (tra 120 e 130) per gli ultimi sei punti (il periodo considerato nel rapporto ISTAT), moltiplicando questi numeri per 7 (perché i sei punti corrispondono ad altrettante settimane) e per il rapporto 27.7/6.3 per scalare su tutta la popolazione del Nord (il rapporto SiSMG considera solo una frazione della popolazione corrispondente a 6.3 milioni di abitanti, contro i 27.7 di tutto il Nord). Allo stesso modo si ricavano i decessi effettivi che risultano essere 31390, con una differenza di 8000.

La differenza tra i valori estrapolati dal SiSMG e quelli del rapporto ISTAT è significativa, ma occorre considerare che le aree considerate non sono omogenee. Nel caso del SiSMG i dati si riferiscono a tutte le province del Nord, mentre il rapporto ISTAT definisce le regioni sulla base della diffusione dell’infezione. Nei comuni del Nord ci sono sia aree ad alta diffusione che a bassa diffusione. Per confrontare i dati possiamo considerare la media dei comuni ad alta e bassa diffusione per cui ci si attendono 21768±140 decessi e se ne osservano 34547±150, numeri molto piú vicini a quelli che si evincono dai dati SiSMG.

Questa analisi conferma quelle stime, ma con un’importante osservazione. Se mediamente possiamo attenderci una mortalità in linea con quanto dichiarato ogni sera dalla protezione civile, tale mortalità non è affatto omogenea nelle diverse aree del Paese e pertanto la mortalità effettiva può essere parecchio piú alta. In particolare il rapporto ISTAT segnala che nelle aree ad alta diffusione la discrepanza tra i decessi osservati e quelli ascritti al COVID-19 è pari circa al 100%, nel senso che i decessi con diagnosi COVID-19 sono il 52% dei decessi osservati in piú rispetto alle attese, il che indica una mortalità doppia rispetto alla media.

In particolare, se l’eccesso di mortalità nelle aree ad alta densità e stato dell’88% ((49351-26218)/26218), nella provincia di Bergamo è stato ben del 568% (!). Si è passati dai 1180 decessi attesi a 6328. I decessi dichiarati COVID sono stati 2346. Sembra dunque che, in questo caso, tali decessi siano sottostimati di un fattore 2.2 circa e questo sembra essere dunque il limite superiore dell’incertezza con la quale si conosce questo numero.

In altre parole il numero di decessi attribuibili al COVID-19 sembra essere al massimo un fattore 2 sopra quello comunicato dalla protezione civile, ma di certo non su tutto il territorio nazionale, ma soltanto in certe aree particolarmente colpite del Paese il che tende a far pensare che molte di esse siano morti indirette, causate cioè dallo stress cui sono stati sottoposti gli ospedali che non hanno avuto la capacità di curare efficacemente i pazienti. I dati, in sostanza, sembrano confermare che essere preparati ad affrontare l’epidemia con ospedali ben organizzati sia la chiave per ridurre il prezzo pagato in vite umane a livelli tutto sommato fisiologici.

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