Una nuova particella

È di ieri la notizia che la collaborazione LHCb al CERN ha scoperto una nuova particella, che è stata battezzata Ξ++cc. La nuova particella ha una massa pari a 3621 MeV (circa 3.6 volte più pesante di un protone).

La particella in questione è prevista dal Modello Standard: si tratta di un barione (cioè di una particella fatta di tre quark) di carica elettrica pari a due volte quella del protone (l’apice ++ indica proprio questo) e con due cariche di charm (che sono quelle indicate nel pedice cc). Questo barione è uno stato legato di un quark up (u) e due quark charm (c).

Sappiamo che i quark sono 6: i quark up (u), charm (c) e top (t) hanno carica elettrica pari a 2/3 quella del protone, mentre i quark down (d), strange (s) e bottom (b) hanno carica elettrica pari a -1/3 quella del protone. I barioni sono combinazioni di tre quark. In linea di principio dunque ci aspettiamo che esistano tante particelle di questo tipo quante sono le possibili combinazioni con ripetizioni di tre quark, cioè 56. La combinazione ucc è una di queste. Il protone, ad esempio, è un barione formato dalla combinazione di due quark u e da un quark d, mentre il neutrone è costituito di due quark d e di un quark u.

In realtà non tutte le combinazioni sono effettivamente osservabili, per vari motivi. Le combinazioni che includono almeno un quark t, ad esempio, non si formano perché questo quark ha una vita media così breve da impedire la formazione di stati legati. Combinazioni come quella osservata a LHCb sono rare perché la probabilità che si formino è molto bassa. Finora, infatti, nessuno era mai riuscito a vedere una simile particella.

Sui giornali si legge che i quark di cui è formata questa particella si comporterebbero come pianeti in orbita attorno a un minuscolo Sole, ma questo non è vero. I quark sono particelle elementari che si comportano secondo quanto previsto dalla meccanica quantistica. Non possiamo immaginarli come palline che ruotano attorno a un punto: la maniera più corretta di immaginare come sia fatta questa particella è di pensare a ogni quark come una specie di bolla di gas, più denso in certi punti e meno denso in altri. Questa bolla può intersecarsi con un’altra bolla che rappresenta un altro quark e così i tre quark si compenetrano l’uno nell’altro occupando lo stesso volume.

L’affermazione è probabilmente dovuta a quanto dichiarato da Guy Wilkinson, ex portavoce della collaborazione, che ha detto “In contrast to other baryons, in which the three quarks perform an elaborate dance around each other, a doubly heavy baryon is expected to act like a planetary system, where the two heavy quarks play the role of heavy stars orbiting one around the other, with the lighter quark orbiting around this binary system”. Ciò che intendeva Wilkinson era che la Ξ++cc è interessante perché, rispetto a un protone o a un neutrone, contiene due quark pesanti c. Di conseguenza può fornire indicazioni ulteriori rispetto a questi sul funzionamento delle forze che tengono insieme il sistema, analogamente a quanto avviene nella gravitazione: lo studio di pianeti leggeri che orbitano attorno a un Sole pesante fornisce informazioni complementari a quelle prodotte dallo studio di un sistema composto da più Soli pesanti che orbitano attorno a un pianeta leggero.

Si legge anche che questa scoperta permetterà di capire meglio il funzionamento delle forze che tengono insieme i nuclei atomici, come affermato dall’attuale portavoce Giovanni Passaleva. L’attuale teoria infatti spiega benissimo l’esistenza di questa particella, ma solo in maniera qualitativa. Nessun fisico è capace di calcolare con buona precisione l’intensità delle forze che si manifestano tra i quark. Lo studio di stati esotici come questo potrebbe consentire di capire meglio il funzionamento di queste interazioni perché nel caso di particelle come queste le interazioni tra i quark sono più deboli rispetto a quelle che si manifestano all’interno di altri barioni più comuni come i protoni o i neutroni. Se l’interazione è più debole è più facile fare i conti e il confronto tra teoria ed esperimento è più immediato.

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Un laboratorio sulle onde e.m.

Il 20 maggio 2017, in occasione del sabato museale Sapienza, abbiamo dato vita ad alcuni laboratori didattici per ragazzi. In uno di questi abbiamo imparato cosa sono le onde e.m. e come costruire una semplice trasmittente. Per produrre un’onda elettromagnetica di ampiezza variabile abbiam fatto così.

Per prima cosa si prende un oscillatore a cristallo di frequenza pari a 1 MHz (lo potete trovare su Internet a un prezzo che varia dai 3 ai 5 euro). Nell’oscillatore c’è un cristallo di quarzo che oscilla a frequenze fissate quando gli si applica una tensione, come quella di una pila. Il cristallo è contenuto in un contenitore metallico con quattro piedini, come nella figura.

IMG_20170517_120201.jpgIn basso a sinistra si nota un piccolo puntino scuro. Il puntino serve come riferimento per individuare i piedini utili, che sono gli altri tre. Collegando una pila da 9 V ai due piedini che si vedono nella figura sotto si fa oscillare il cristallo contenuto nel dispositivo.

IMG_20170517_120302.jpg

In uscita dal piedino in alto a destra della figura si può osservare un segnale a onda quadra con frequenza di 1 MHz di ampiezza costante. L’ampiezza di questo segnale dipende dalla tensione applicata. Se quindi facciamo variare la tensione applicata, varierà l’ampiezza del segnale in uscita. Osserviamo l’immagine sotto.

IMG_20170517_120442 La pila è stata posta in serie a un jack e l’uscita dell’oscillatore è stata collegata a un filo volante che fungerà da antenna. Inviando un segnale modulato in ampiezza al jack, la tensione di alimentazione dell’oscillatore varia da 9-V a 9+V, dove V è l’ampiezza del segnale in ingresso. Come segnale si può usare quello in uscita dalla presa cuffie di un PC che ha una frequenza compresa tra 20 e 20.000 Hz (quelle percepibili dall’orecchio umano), molto più bassa di quella dell’oscillatore.

quartz+sound

Supponiamo che il segnale del cristallo in presenza di tensione costante pari a 9 V sia quello rappresentato in viola nella figura superiore, mentre in ingresso al jack finisca un segnale come quello rappresentato nella parte bassa della figura.

Il risultato sarà che in uscita dall’oscillatore vedremo un segnale che è il segnale viola modulato in ampiezza da quello verde, come quello che si vede sotto.

convolution

Questo segnale variabile genera sul filo, che funge da antenna, un’onda e.m. che s’irradia nei dintorni. Mettendosi con un radio AM sintonizzata sulla frequenza di 1 MHz si può così ascoltare la musica che dal PC è irradiata dal dispositivo sotto forma di onde e.m. attraverso il jack inserito nella presa cuffie.

Un trasmettitore così funziona solo su distanze molto brevi, ma funziona, dimostrando la propagazione delle onde e.m..

La Fisica e le Arti Digitali

Si avvia alla conclusione il Media Art Festival di Roma, al MAXXI dal 27 al 29 aprile: un’iniziativa della Fondazione Mondo Digitale che insieme a numerosi partner promuove il ruolo degli artisti digitali come changemakers. In questa edizione il Dipartimento di Fisica di Sapienza ha partecipato con un progetto da me coordinato dal titolo “Il Carbon Footprint attraverso le arti digitali” nel corso del quale tre artisti (Elena Bellantoni, Matteo Nasini e Mariagrazia Pontorno) hanno realizzato, insieme agli studenti di sei scuole altrettante opere. Nel progetto la componente artistica e quella scientifica hanno lavorato per realizzare progetti volti a sensibilizzare gli studenti su importanti temi che riguardano tutti, come il riscaldamento globale, attraverso un approccio che fosse al tempo stesso scientificamente rigoroso e artisticamente valido, grazie anche alla collaborazione di Massimo Margotti, che ha seguito il lavoro degli artisti da molto vicino.

Rimando al sito della manifestazione per tutti i dettagli, ma voglio qui dare una mia personale interpretazione dell’opera degli artisti. Un’interpretazione da fisico che forse non coincide con quella degli autori, ma l’arte ha questo di bello: che si possono avere opinioni e interpretazioni diverse delle opere senza che questo conduca a uno scontro o a dissentire l’uno dall’altro. Tutte le interpretazioni sono valide e legittime ed è in questo (e forse solo in questo) che la scienza si differenzia dall’arte.

Cominciamo con l’opera (Black Flower) di Mariagrazia Pontorno, che ha messo un altoparlante nel fuoco di una parabola specchiante del 1820 custodita, assieme alla sua gemella, nel Museo di Fisica che ho l’onore di dirigere. L’altoparlante diffonde una canzone il cui testo è stato elaborato dagli studenti usando le parole chiave del tema del Carbon Footprint in direzione della parabola. La parabola riflette il suono dirigendolo verso la sua gemella che lo concentra nuovamente nel suo fuoco. Il significato che io do a quest’opera è questo: un fenomeno prodotto in un punto dello spazio (il suono dell’altoparlante), mediato e trasportato dall’interazione con altri mezzi (le parabole) produce un fenomeno a distanza (la percezione del suono nel fuoco della seconda parabola) che solo apparentemente non ha una relazione diretta con la sua causa. Come accade con il riscaldamento globale che appare ai più avere poco o nulla a che fare con i nostri comportamenti che, al contrario, potrebbero essere determinanti per il suo progredire.

Vale qui la pena di ricordare che nessuno di noi ha mai veicolato la tesi secondo la quale il riscaldamento globale sia con certezza causato dall’immissione di anidride carbonica in atmosfera e che questa sia per lo più di origine antropica. Ci siamo limitati a constatare dei fatti: fatti sperimentali. Da questi si possono ricavare modelli che sono più o meno credibili. Esiste certamente una correlazione tra temperatura media del pianeta e percentuale di anidride carbonica presente, così come esiste una correlazione tra attività umane e quantità di anidride carbonica prodotta. Abbiamo solo riflettuto su questo, senza fornire tesi preconfezionate, perché la scienza non ha mai risposte certe, ma solo risposte plausibili, ottenute dall’analisi dei fatti sperimentali. Sono gli avversari della scienza che, al contrario, sono sempre certi delle loro affermazioni, come coloro che sostengono che l’uso dei vaccini sia da sconsigliare.

L’opera di Matteo Nasini (Ricreazione Termica) consiste di un contenitore riempito di fumo che funge da schermo per la proiezione di un filmato girato con una termocamera a infrarossi. La termocamera rende visibile il calore prodotto dai corpi e da ciò che li circonda, e il fumo, evanescente e impalpabile, rende concreta questa visione. Il calore è il tema ricorrente nel caso del problema del Carbon Footprint, e l’anidride carbonica, che appare invisibile ed evanescente, lo rende tristemente percepibile e concreto, come il fumo di Nasini.

Elena Bellantoni invece ha realizzato un filmato (Metronìmia) nel quale studenti della scuola agiscono come un sistema complesso che si auto-organizza per far apparire configurazioni non banali, accompagnati dal suono di metronomi che, grazie a fenomeni di risonanza, iniziano spontaneamente a oscillare in fase, anche se inizialmente azionati in modo casuale. L’opera rappresenta quel che accade in atmosfera dove la somma di impercettibili, ma numerosi, fenomeni, attraverso deboli interazioni che ne esaltano gli effetti, dànno luogo a conseguenze rilevanti dal punto di vista della nostra sopravvivenza.

Di sicuro chi avrà avuto la fortuna di lavorare a queste opere o di parlarne con noi e gli autori, d’ora in poi percepirà le parole della scienza (risonanza, interazione, calore, fenomeni ondulatori,…) con una consapevolezza diversa, e non come fini a sé stesse.

http://carbonfootprint.mondodigitale.org/

La stima di π

Il problema della cosiddetta quadratura del cerchio è molto antico. Consiste nella determinazione dell’area di un cerchio di raggio 1 (l’area del cerchio di raggio qualsiasi essendo semplicemente quella del cerchio di raggio 1 moltiplicata per il raggio al quadrato). Un modo per definire questa misura è il seguente: prendiamo un cerchio di raggio 1 e inscriviamolo in un quadrato, che evidentemente deve avere lato pari a 2 (e dunque area pari a 4). Se chiamiamo π l’area di questo cerchio, il rapporto tra quest’area e quella del quadrato è π/4.

Il 14 marzo è il cosiddetto Pi Day: il giorno del pi greco (in inglese la data del 14 marzo si scrive 3/14). Questo post è dunque un suggerimento per attività didattiche da portare avanti in quella giornata.

Se si distribuiscono N punti in maniera uniforme all’interno del quadrato, una frazione di essi cadrà all’interno del cerchio ed è evidente che il numero di punti che cade all’interno del cerchio diviso il numero di punti N sarà in media uguale al rapporto delle aree di queste figure. Chiamando Nint il numero di punti interni al cerchio possiamo perciò dire che

Nint/N ≃ π/4,

e, di conseguenza, possiamo stimare π semplicemente contando il numero Nint che cade all’interno del cerchio:

π ≃ 4Nint/N.

La statistica c’insegna che la precisione con cui potremo determinare il valore di π sarà tanto migliore quanto maggiore sarà il numero di punti Nint, che a sua volta dipende da N.

Con il linguaggio di programmazione Scratch anche i bambini possono scrivere un semplice algoritmo per stimare il valore di π.

All’indirizzo https://scratch.mit.edu/projects/149703806/ si può vedere in funzione il programma piCat che fa proprio questo. Il gattino di Scratch chiede quanti punti N si devono generare e comincia a mettere un pallino in punti a caso scelti all’interno del quadrato. Quando il pallino si trova nel cerchio (e questo lo si determina controllando il colore col quale il pallino è in contatto) cambia colore e incrementa il valore di un contatore Ninside. La stima di π è costantemente aggiornata. Con N=2000 si trovano valori molto prossimi a quello vero, pari a 3.1415926535897932384626433832795028841971693… (alla pagina http://www.piday.org/million/ trovate il valore di π con un milione di cifre dopo la virgola).

La Fisica non è un’opinione

“La Fisica non è un’opinione” è il titolo di un incontro-scontro con insegnanti (per lo più laureati in matematica) sul rapporto tra la matematica e la fisica. L’incontro si è tenuto il 10 febbraio 2017 presso il Dipartimento di Matematica di Sapienza, nell’ambito delle iniziative del Piano Lauree Scientifiche.

Il mio esordio è stato abbastanza divertente, avendo confessato che il vero titolo che avrei voluto dare all’incontro non era quello di questo post, ma “La Matematica è un’opinione”. Poi ho pensato che sarebbe stato troppo provocatorio e così ho ripiegato su un titolo meno soggetto a fraintendimenti.

Analizzando il contenuto dei libri di fisica per le scuole e per l’Università si trovano un certo numero di affermazioni discutibili, cui di norma nessuno presta attenzione e che si tramandano così dai tempi di Galileo Galilei, senza che alcuno senta la necessità di riflettere su di esse.

La prima riguarda l’oggetto della Fisica che, secondo i libri che ho consultato, riguarderebbe lo studio dei fenomeni naturali. Basta dare un’occhiata alle pubblicazioni dei fisici per capire che della fisica non fanno parte fenomeni naturali come l’amore, mentre sono oggetto d’indagine fenomeni come le oscillazioni dei valori delle azioni in borsa che certo naturali non sono. La verità è che la fisica riguarda tutti i fenomeni misurabili, per i quali, cioè, esiste uno strumento e una procedura che permette di associare un valore (non necessariamente numerico) a quella che i fisici chiamano grandezza fisica.

Per descrivere i rapporti e l’evoluzione temporale di questi valori i fisici usano la matematica, semplicemente perché la matematica è un linguaggio e come tutti i linguaggi possiede una sufficiente arbitrarietà per descrivere qualsiasi cosa.

In questa accezione la Matematica è un’opinione nel senso che un matematico ha la totale libertà di inventare i postulati a partire dai quali costruisce, secondo un metodo che non ha più niente di arbitrario, una matematica. Non è un mistero per nessuno che esistono più Matematiche alternative: esistono Matematiche in cui le parallele non s’intersecano e quelle in cui lo fanno, Matematiche in cui 2+2 fa 4 e altre in cui fa un numero qualunque compreso tra 0 e 4, e così via.

A differenza di un matematico, un fisico non può stabilire principi a priori sui quali basare la sua scienza. Il fisico è costretto ad accettare come verità (e quindi come postulati delle sue teorie) i fatti sperimentali, almeno fino a quando non si verificheranno fatti che facciano ritenere tali postulati non più validi in certe condizioni. Non si costruiscono teorie prive di fatti sperimentali a loro supporto.

In questo senso la Fisica non è un’opinione. I fatti sono fatti e le loro interpretazioni devono essere coerenti con essi. Che ci piaccia o no. Se si accetta questo principio la fisica moderna (quella della relatività e dei fenomeni quantistici) non appare più così ripugnante. Lo è solo per coloro che immodestamente pretendono di dettare Legge su come l’Universo debba comportarsi.

Al fine di far comprendere agli studenti che è la fisica a non essere un’opinione e non la matematica, sarebbe dunque giusto introdurre la matematica, nei corsi di fisica, non in maniera assiomatica, come si fa spesso, ma giustificando le scelte di volta in volta con opportuni argomenti. E far loro apprezzare la bellezza della matematica nella quale c’è molto più spazio per la creatività e la fantasia. La matematica è un’arte, né piú, né meno della pittura, della musica, della letteratura, etc..

Nel corso dell’incontro ho fatto solo alcuni esempi di come si potrebbe insegnare l’uso degli strumenti matematici nella fisica in modo alternativo: dall’algebra vettoriale alla definizione di forza, di lavoro e di stato, passando per la definizione di derivata e l’uso delle funzioni di variabile continua. Presto lavorerò a una pubblicazione su questi argomenti.

Il meccanismo di Higgs per tutti

È stato da poco dato alle stampe il mio ultimo articolo su come illustrare il Meccanismo di Higgs che fornisce massa alle particelle elementari al grande pubblico. Dalla scoperta della particella si sono moltiplicati i tentativi di rendere accessibile e comprensibile un meccanismo così complesso. Anch’io ho fatto la mia parte con alcuni modelli semplificati: uno più tecnico, con due articoli [1][2], ripreso nel mio testo di Fisica Sperimentale, e un altro adatto a un pubblico più generico come nel caso del video che trovate qui. Ho anche registrato una puntata di FISICAST al riguardo.

Un ulteriore tentativo di rendere comprensibile il meccanismo l’ho fatto con un articolo pubblicato da poco sulla rivista Physics Education, che trovate qui (sito dell’editore) o qui (arXiv). L’articolo ha per titolo “A ball pool model to illustrate Higgs physics to the public” e si può citare come 2017 Phys. Educ. 52 023001. L’identificatore del documento (DOI) è 10.1088/1361-6552/aa4f8a.

Grazie alla Sig.ra Miriam di “Tutto Gonfiabili” per avermi concesso l’uso delle loro immagini.

[1] “The Higgs mechanism for undergraduate students”, in Nucl. Part. Phys. Proc. 273–5 2572–4.

[2] “Unveiling the Higgs mechanism to students” in Eur. J. Phys. 33 1397–406.

Fisica Sperimentale: nuova edizione

Una nuova edizione del mio e-book “Fisica Sperimentale” è ora disponibile alla pagina dei Link. La nuova versione è molto più ampia delle precedenti e contiene praticamente tutto quello che è necessario per un corso di fisica completo (almeno per come lo intendo io). Manca solo un capitolo relativo agli esperimenti per la misura della velocità della luce e all’esperimento di Michelson e Morley e un paragrafo sugli oscillatori forzati, utile per spiegare il funzionamento delle antenne.

Si potrebbe introdurre un capitolo sui fluidi, ma non lo ritengo fondamentale. Il fatto è che il mio corso di fisica è pensato allo scopo di portare lo studente a comprendere di cosa è fatto l’Universo e come funzioni. Per questa ragione è molto diverso dai corsi tradizionali.

Gli argomenti sono presentati in una sequenza diversa e innovativa. L’obiettivo non è quello di trasmettere nozioni di fisica, ma di costruire una visione del mondo a partire dalle osservazioni sperimentali. Partendo dalla misura e quindi dalla definizione operativa del concetto di temperatura, si passa a cercare di capire la natura del calore. Si osserva che gli oggetti si scaldano esponendoli alla luce o se vengono colpiti violentemente da un altro oggetto. Questo porta allo studio delle proprietà della luce e quindi delle onde, da una parte, e a quello del moto dall’altra. Lo studio del moto induce a pensare che i corpi estesi siano formati di particelle più piccole e il modo migliore per studiare sistemi di molte particelle è quello di scegliere insiemi di particelle non interagenti: per questo si studiano le proprietà dei gas dalle quali si arriverà alla formulazione delle leggi della termodinamica. In questo modo il concetto di energia risulta molto più comprensibile e funzionale all’obiettivo che ci poniamo all’inizio. La scoperta dei fenomeni elettromagnetici porterà alla formulazione di ipotesi sulle interazioni cui sono soggette le particelle che costituiscono i corpi e quindi all’identificazione delle prime particelle elementari.

Il libro termina con l’introduzione alla fisica moderna che, grazie all’accorta preparazione fatta durante l’esposizione della fisica classica, non è più presentata come qualcosa di misterioso, ricco di paradossi e assurdità, ma come una naturale estensione dei concetti della fisica classica. Nella prima parte, infatti, s’insiste molto sul concetto di stato e del ruolo che ha la misura in fisica. Questi concetti sono di norma trascurati nei testi tradizionali ed è per questo che la meccanica quantistica o la fisica della relatività paiono “strane“. Se invece si prepara il terreno opportunamente queste parti della fisica moderna appaiono decisamente più “normali” e “naturali“.

Ci sono ancora piccoli aggiustamenti da fare: qualche dato sperimentale mancante, filmati da aggiungere, link da sistemare, etc.. Nella prossima edizione sistemeremo anche questi, insieme agli inevitabili errori che certamente ci saranno e che spero mi segnalerete leggendo le mie note.

Potete contribuire allo sviluppo di questo testo segnalando eventuali errori o proponendo riformulazioni degli argomenti trattati, oppure ancora donando una cifra (piccola, mi raccomando) usando PayPal (leggete la prefazione per sapere perché).

Il testo è disponibile in tre formati: completo, da fruire su un tablet o un computer con filmati incorporati nel testo; light, sempre da fruire su un tablet o un computer, ma con soltanto i link ai filmati (è quindi necessario un collegamento a Internet); da stampare, in formato portrait, evidentemente senza elementi multimediali, ma con tutte le informazioni per raggiungerli attraverso qualsiasi browser. I tre formati sono disponibili a questo indirizzo: http://www.roma1.infn.it/people/organtini/publications/, insieme ad altre risorse.

Simulazione di campi magnetici

Nei giorni scorsi, preparando le mie lezioni di Fisica per Biotecnologie, cercavo un modo efficace di spiegare qualitativamente come mai il campo magnetico prodotto da molte spire sia relativamente uniforme all’interno e poco intenso all’esterno del gruppo di spire. Volevo anche includere questa spiegazione nel mio e-book Fisica Sperimentale, che sono vicino a terminare (almeno per quanto riguarda i suoi contenuti: la forma e le eventuali correzioni richiederanno ancora molto tempo).

Non trovando nulla di soddisfacente sulla rete ho deciso di scrivere da me il software necessario (il codice è disponibile su bitbucket). In fondo non è difficile. Si parte da un filo percorso da corrente che produce un campo magnetico le cui linee di forza sono circonferenze centrate sul filo e la cui intensità è data dalla Legge di Biot-Savart.  Una spira circolare, a questo punto, si può pensare come a una coppia di fili: per simmetria, infatti, due punti opposti sulla spira sono equivalenti a tutti gli altri e ciascuno produce un campo equivalente a quello prodotto da un filo tangente alla spira in quel punto.

Avendo a disposizione il campo di una spira si può calcolare quello prodotto da molte spire semplicemente sommando (vettorialmente) quello prodotto da ciascuna di esse in un dato punto dello spazio.

Ho così scritto un programma che calcola il campo di N spire sovrapposte e di una spira che si trova a una certa distanza da queste, con l’asse allineato a quello delle altre. Facendo variare la distanza di quest’ultima spira se ne simula l’avvicinamento al gruppo di N spire. Per ogni distanza produco quindi un grafico che rappresenta con un codice di colori l’intensità del campo in un punto e uno nel quale disegno i vettori campo in punti selezionati. Salvo i grafici in altrettante immagini e da queste genero un gif animato che fa vedere come evolve il campo in questione.

Qui sotto si vede l’animazione che rappresenta le N spire che cadono l’una sull’altra: l’intensità del campo magnetico tra le spire diventa via via più grande e uniforme (in bianco sono rappresentati i campi più intensi).

Nel video sotto invece si vedono i vettori campo magnetico in diversi punti dello spazio. Si può notare come, vicino a una singola spira, il vettore campo descriva circonferenze concentriche attorno alla spira. Sommandosi, i campi di molte spire danno luogo a un campo praticamente uniforme all’interno del solenoide formato da tante spire e orientato come il suo asse.

Le immagini sono state ottenute con gnuplot e i filmati con il programma convert di Linux.

Se siete interessati ai dettagli potete contattarmi agli usuali recapiti. Il codice è rilasciato con licenza GPL ed è quindi pubblico e utilizzabile da chiunque.

Inizio lezioni 2016/17

Il 3 ottobre 2016 hanno inizio le lezioni per i corsi di laurea in Fisica e in Biotecnologie di Sapienza Università di Roma.

La prima lezione del mio corso di Fisica per Biotecnologi si tiene, come da calendario, lunedì 3 ottobre alle 17:00 in Aula Amaldi (Edificio Marconi del Dipartimento di Fisica). Il calendario delle lezioni prosegue il giovedi dalle 12:00 alle 14:00 e il venerdi dalle 10:00 alle 12:00. Tutti i dettagli sul corso si trovano alla relativa pagina.

La prima vera lezione del corso di Laboratorio di Calcolo è invece prevista per mercoledì 5 dalle 11:00 alle 12:00. Il giorno 4 ottobre è infatti prevista l’accoglienza delle matricole, che ovviamente sono invitate a partecipare. In quella giornata saranno illustrati i contenuti e i metodi dei corsi del primo semestre e forniremo informazioni utili. Ulteriori informazioni sul corso le trovate qui.

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