Considerazioni sulla pericolosità del COVID19

In questi giorni la Prof.ssa Ilaria Capua è il bersaglio preferito di molti utenti della rete per le sue posizioni “minimaliste” riguardanti gli effetti del COVID19. Da una parte è comprensibile che chi si fa prendere dal panico reagisca in maniera scomposta e, da questo punto di vista, capisco (ma ovviamente non condivido) l’atteggiamento di chi esprime giudizi maleducati e aggressivi nei confronti della collega. D’altra parte, specie in situazioni come queste, niente aiuta più della ragione. Vediamo quindi di fare qualche conto per capire meglio cosa intende la Prof.ssa Capua quando “minimizza” la questione.

Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile Nazionale, al momento in cui scriviamo, i morti per COVID19 (trascuriamo del tutto la differenza tra “morti per” e “morti con”, che a me pare del tutto irrilevante) sono 2.503, che corrispondono a 42 morti per milione di abitante. Naturalmente la distribuzione non è uniforme su tutto il territorio nazionale, quindi in effetti la mortalità è superiore. Poiché la Lombardia è di gran lunga la regione piú colpita consideriamo solo i dati di quella regione che sono statisticamente piú significativi. I morti in Lombardia sono 1640 (il 65% del totale) e gli abitanti sono 10 milioni, quindi COVID19 fa circa 1640/10 milioni di morti, corrispondenti a circa 160 vittime per milione.

Stando ai dati forniti dall’ISTAT, nel 2018 i morti in Lombardia sono stati 100.000, corrispondenti a 10.000 morti per milione. Considerando che i morti per COVID19 sono distribuiti grosso modo su un mese, mentre quelli dell’ISTAT su un anno, per fare un paragone bisogna dividere per 12 e quindi abbiamo che la mortalità ordinaria è di 800 morti per milione. Questo significa che, per effetto del COVID19, la mortalità aumenta del 20% circa (160/800).

Questo numero non è piccolo e informa di quanto sia in effetti importante mantenere alta l’attenzione sul fenomeno. Tuttavia vanno fatte altre considerazioni. Se non si tiene conto della distribuzione per età (quindi considerando tutte le fasce d’età allo stesso modo, il che è indubbiamente uno scenario molto pessimista), la probabilità di morire per COVID19 per un abitante della Lombardia è 1600/10 milioni, corrispondente allo 0.16 permille.

La probabilità di morire a causa di un tumore alle vie respiratorie, ad esempio, è dello 0.5 permille: tre volte più alta di quella per COVID19. Se si aggiungono le malattie croniche alle vie respiratorie passiamo all’1.7 permille: quasi dieci volte di piú. Questo, senza contare che tale probabilità è calcolata su tutta la popolazione inclusi i non fumatori e i bambini. Se si fuma la probabilità di contrarre una malattia all’apparato respiratorio che si rivelerà fatale aumenta enormemente, perciò quelli che hanno quest’abitudine farebbero bene a smettere di fumare piuttosto che a mettere una mascherina sulla bocca. Ogni volta che tolgono la mascherina per mettere una sigaretta in bocca inalano, con il 100% di probabilità, sostanze che certamente produrranno danni al loro organismo, mentre, allo stesso tempo, avranno una minima possibilità di ammalarsi di questa nuova malattia. Allo stesso tempo avranno dieci volte piú probabilità di morire in conseguenza di quel gesto (quello di accendere la sigaretta) rispetto a quella di non sopravvivere al coronavirus.

Spesso anche le patologie cardiovascolari sono legate ad abitudini di vita poco salutari, per le quali la mortalità raggiunge il 2.2 permille della popolazione (14 volte più alta del COVID19). Per carità, lungi da me l’idea d’imporre o anche solo suggerire abitudini considerate “sane”. Per quanto mi riguarda sono dell’idea di Woody Allen: preferisco vivere qualche mese in meno e continuare a poter fare quel che mi piace piuttosto che fare rinunce che mi peserebbero per sopravvivere qualche giorno in piú. L’importante è esserne coscienti.

In definitiva, è pur vero che il SARS-Cov-2 (nome proprio del coronavirus – nome comune – che causa la sindrome COVID19, la malattia) porta a un aumento sensibile della mortalità, ma è anche vero che in assoluto la mortalità complessiva risulta comunque bassa e decisamente inferiore a quella di altre patologie. L’invito è sempre, quindi, quello di pensare e, sopra tutto, d’imparare a fare un minimo di conti. La matematica non serve solo a questo. Spesso serve anche per migliorare il proprio umore, sollevarci da preoccupazioni e apprezzare quel che ci circonda. Fate i conti, non la guerra.

I dati aggiornati aggiornati giornalmente sulla diffusione dell’infezione da coronavirus sono sempre a disposizione di tutti all’indirizzo http://www.giovanniorgantini.it/covid19/covid19.html.